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Guida Appennino 4

APPENNINO BOLOGNESE - AREA 4


La mappa è una rappresentazione sintetica di una porzione di Appennino bolognese con i suoi punti di interesse, e nello specifico il territorio di quattro comuni: Monghidoro, San Lazzaro di Savena, Monterenzio e Ozzano dell’Emilia.


Segni convenzionali


  • Le linee continue sono i confini tra i comuni; 

  • le linee tratteggiate sono Strade Statali e Provinciali;

  • la striscia zigrinata è la Via Emilia;

  • i pallini pieni cerchiati sono i capoluoghi comunali;

  • i pallini pieni sono borghi e paesi;

  • i pallini vuoti tratteggiati sono musei e aree didattiche;

  • i quadratini vuoti sono chiese e santuari;

  • i triangoli pieni sono edifici storici;

  • le croci sono aree naturali.


Prima esplorazione


Disponiamo la mappa in verticale con l’angolo tagliato in alto a destra. Nell’angolo superiore sinistro della mappa troviamo la scritta “Appennino b. 4” in nero e in braille, mentre dietro all’angolo tagliato si trova l’adesivo con il codice QR che linka a questa guida. La mappa è rappresentata col nord in alto.


Percorriamo ora la mappa con entrambe le mani dall’alto verso il basso. Possiamo individuare  una serie di simboli e linee spezzate, che sono rispettivamente punti di interesse e confini tra i comuni. Troveremo inoltre due linee tratteggiate che attraversano il foglio più o meno in verticale: si tratta di due importanti assi viari del territorio. 


Quella più a est è la Strada Provinciale 7 detta “Valle dell’Idice”, mentre quella ad ovest comincia è la Statale 65 “della Futa”, che porta in Toscana attraversando gli Appennini nell’omonimo passo. Per praticità, nella guida ci riferiremo ad essa come alla Futa, come usa nel linguaggio comune.


Appena sotto al titolo in braille, e nello specifico tra le parole “dei” e “Comuni”, possiamo trovare una striscia zigrinata che procede in diagonale verso sud-est. Questa è la via Emilia, antica strada romana lungo la quale sono state fondate numerose città tra cui Bologna. Qui si trovano anche le città di San Lazzaro e Ozzano, due pallini cerchiati che incontreremo seguendo la striscia verso il margine del foglio.


Dovremmo anche riuscire ad identificare alcune altre scritte in nero ed in braille: queste indicano i singoli comuni rappresentati, e si trovano più o meno in corrispondenza dei loro territori, poco fuori dai confini.


Nell’angolo in alto a destra del foglio troveremo “Ozzano”, che ci indica il Comune di Ozzano dell’Emilia. Sul lato destro della mappa, circa a metà, si trova la scritta “Mont.” (“Monter.” in braille), che sta invece per Monterenzio; nell’angolo inferiore sinistro dovremmo riuscire ad individuare “Mongh.” per il Comune di Monghidoro. 


A circa metà del lato sinistro del foglio invece, leggermente più in alto della scritta “Mont.” e più verso l’interno, troveremo la scritta “Loiano” in corrispondenza dell’omonimo Comune. Alla sua destra troviamo la linea tratteggiata della Futa: risaliamola verso nord finché, poco prima di incontrare la via Emilia, alla sua sinistra troveremo la scritta “S. Lazzaro”, che sta per San Lazzaro di Savena. Esploreremo i comuni uno per uno, partendo proprio da queste scritte.


San Lazzaro di Savena


Posizioniamoci sulla scritta “S. Lazzaro” e portiamo le dita verso l’alto per trovare la striscia zigrinata della via Emilia. Seguiamola verso sud-est finché, superata la linea continua dei confini comunali, non incontrerà un pallino cerchiato: ci troviamo qui nel capoluogo comunale, la cittadina di San Lazzaro di Savena


In questa zona si trova anche l’omonima stazione del treno, mentre a nord del pallino possiamo continuare a seguire il confine del Comune (che, a nord-est, lo separa dal Comune di Ozzano dell’Emilia).


Appena sotto al pallino cerchiato del capoluogo, invece, possiamo individuare due pallini vuoti tratteggiati a rappresentare altrettante istituzioni culturali: quello di sinistra è il Museo della Preistoria “Luigi Donini”, mentre quello di destra è la Fondazione Cirulli, luogo consacrato alla cultura visiva italiana del Novecento.


Ad est di quest’ultimo pallino troveremo presto la linea tratteggiata della Strada Provinciale del Trebbio, che qui corre quasi parallela ai confini orientali del Comune (la linea continua appena più ad est). Seguendola verso sud, la sentiremo presto sconfinare nel territorio di Ozzano.


Ad est di questa intersezione, oltre la Provinciale e a cavallo dei confini comunali, possiamo individuare un quadratino vuoto: è l’antica Chiesa di Castel de’ Britti, che si trova al limitare di Ozzano ed in cima ad una rupe gessosa.


Torniamo invece al pallino tratteggiato del Museo della Preistoria, quello di sinistra sotto al pallino cerchiato del capoluogo, e scendiamo di pochissimo verso sud-ovest per individuare un altro quadratino vuoto. Questa è la Chiesa di Santa Cecilia della Croara, in posizione panoramica all’interno del Parco dei Gessi Patrimonio UNESCO.


Ci troviamo qui infatti nel cuore di un’area di grande interesse naturalistico, com’è dimostrato dal fatto che, allargando le dita in basso e a sinistra del quadrato, potremo sentire diverse croci. Quella a sud-est, isolata rispetto alle altre, è la Grotta del Farneto, in cui sono state rinvenute alcune sepolture preistoriche.


Ad ovest del quadrato possiamo individuare invece tre croci, due più a sud e una a nord, quasi come vertici di un triangolo con la punta rivolta in alto. Quella superiore è l’ex Cava a Filo; quelle inferiori sono la Buca delle Candele ad ovest, con i suoi affascinanti solchi prodotti dall’erosione, e la Dolina e Grotta della Spipola ad est.


Loiano


Posizioniamoci ora sulla scritta “Loiano”, circa a metà del lato sinistro della mappa. Alla sua destra, ritroviamo la linea tratteggiata della Futa, e questa volta seguiamola verso sud. Dopo poco incrocerà una linea continua, ovvero quella dei confini settentrionali del Comune di Loiano.


Continuiamo a seguire la strada verso sud e, non appena comincia a piegare verso sud-est, lasciamola un attimo e spostiamo le dita orizzontalmente verso est: troveremo un pallino pieno raffigurante un borgo. È Barbarolo, fondata come pieve nell’alto medioevo.


Torniamo alla linea tratteggiata della Futa in direzione sud-orientale. Dopo poco, sentiremo una netta piega verso sud-ovest. In questo punto, lasciamo di nuovo la strada in direzione est per individuare una croce: qui si trovano le affascinanti Cascate delle Colore.


Appena sotto alla croce, troveremo un triangolo pieno. Questo è Palazzo Loup (anticamente detto Villa delle Fratte), oggi adibito ad hotel nella frazione di Scanello. Qui si tenne un importante convegno che preludeva all’unificazione italiana.


Se dalla croce invece torniamo sulla Futa, superandola di pochissimo verso ovest troveremo un altro pallino pieno: è il piccolo borgo di Sabbioni. Se invece riprendiamo la strada in direzione sud-ovest, dopo una piega a sud-est incontreremo il pallino cerchiato del capoluogo comunale: Loiano appunto, dove si trova anche la caratteristica Fontana del Galletto.


Continuiamo a scendere per la Futa, che ora piega nuovamente a sud-est, finché non incontriamo un pallino vuoto tratteggiato posto praticamente sul confine con Monghidoro: è l’Osservatorio Astronomico, inaugurato nel 1936.


Monghidoro


Portiamo le dita nell’angolo in basso a sinistra della mappa e ritroviamo la scritta “Monghidoro”. Alla sua destra possiamo trovare i confini comunali orientali, una linea continua frastagliata che corre grossomodo da nord a sud. 


Nel suo punto più basso, seguiamola verso est lungo i margini del foglio finché non la troviamo interrotta da una croce: siamo all’Alpe di Monghidoro, vasta area di interesse naturalistico che si estende fino in Toscana.


Poco sopra alla croce troveremo altri due simboli, rispettivamente un pallino vuoto tratteggiato a nord-est e un triangolo pieno a nord-ovest: il primo è il Museo della Civiltà Contadina e Piccolo Museo dell’Emigrante, mentre il secondo è il Mulino Mazzone, ancor oggi funzionante.


Appena ad est del Museo, troveremo la linea tratteggiata della Futa. Seguiamola verso nord per incontrare il pallino cerchiato del capoluogo comunale, Monghidoro che un tempo, in quanto città di frontiera con la Toscana e stazione doganale, si chiamava anche Scaricalasino. Nel paese troviamo il cinquecentesco Chiostro degli Olivetani, con una cisterna al suo centro.


Direttamente a nord del pallino troviamo un’altra croce: è il Parco del Castellaccio. A nord-est del pallino e ad est della Futa, invece, troviamo altri due quadrati di altrettanti Santuari: quello più a sud è quello di Campeggio, dedicato alla Madonna di Lourdes, mentre quello più a nord alla Madonna dei Boschi (anticamente dal suggestivo nome di “Santa Maria di Nuvoleto”).


A sud-est di questi due santuari troviamo un’altra linea tratteggiata diagonale: è la Provinciale “Valle dell’Idice”, che in questo punto attraversa il territorio comunale provenendo da Monterenzio. Superiamola a sud-est per arrivare ai confini orientali del Comune di Monghidoro, qui interrotti da un’altra croce. È il Parco della Martina, nato da un’opera di rimboschimento.


Monterenzio


Più o meno a metà del lato destro della mappa, recuperiamo ora la scritta “Mont.”. Alla sua sinistra incontreremo subito la linea continua del confine comunale orientale: con entrambe le mani possiamo seguirla verso nord-ovest e, in una lunga diagonale, verso sud-ovest, per renderci conto della notevole estensione del Comune.


In questo secondo tratto di confine dovremmo trovare trovare un’interruzione, a circa un quarto dell’altezza del foglio partendo dal basso: è un quadratino vuoto che rappresenta l’Oratorio di San Mamante, documentato fin dal milletrecento.


Torniamo ora alla scritta “Mont.” e, partendo dalla lettera “M” in nero, spostiamo le dita orizzontalmente ad ovest. Appena superato il confine, troveremo una croce: sono le Salse del Dragone, area dove un singolare fenomeno geologico crea dei vulcanetti di fango e argilla.


Continuiamo verso ovest per individuare un quadratino vuoto. Si tratta di un altro Oratorio, quello di Sant’Anna di Sassuno. Ancora un po’ più a ovest, troveremo poi un pallino vuoto tratteggiato: è il Museo Civico Archeologico “Luigi Fantini” contenente, tra le altre cose, molte testimonianze del passato etrusco del territorio. Il museo si trova nel capoluogo comunale, Monterenzio, il cui pallino cerchiato troviamo appena sotto.


Questi due pallini sono posti sulla Provinciale “Valle dell’Idice”, come possiamo sentire allargando le dita sopra e sotto ai simboli. Verso nord, la linea tratteggiata ci conduce nel territorio di Ozzano dell’Emilia; verso sud, possiamo seguirla per un lungo tratto prima di incontrare un quadrato vuoto. È la Chiesa di S. Alessandro di Bisano, collocata in cima a un colle che si affaccia sull’omonimo borgo.


Appena ad ovest di questo quadrato si trova un pallino vuoto tratteggiato: è l’Area Archeologico-naturalistica di Monte Bibele, dove sono state trovate tracce di insediamenti risalenti all’Età del Bronzo.


Tornando alla Chiesa di S. Alessandro, e quindi alla Provinciale, riprendiamo a scendere per trovare subito un altro quadratino: è la Chiesa di San Benedetto del Querceto, anche questa sita nella località che le dà il nome. Se continuiamo a seguire la Provinciale verso sud, dopo poco arriveremo al confine con il Comune di Monghidoro.


Ozzano dell’Emilia


Andiamo nell’angolo superiore destro del foglio per ritrovare la scritta “Ozzano”. Appena sotto il braille, possiamo localizzare la linea continua dei suoi confini: seguiamola verso est finché, vicino al margine del foglio, non comincia a scendere in maniera abbastanza netta verso sud-ovest. Ad un certo punto, intersecherà la striscia zigrinata della Via Emilia.


Fermiamoci qui, ed entriamo nel Comune seguendo proprio la strada in direzione nord-ovest. Incontreremo innanzitutto un pallino vuoto tratteggiato, che corrisponde al Museo e Area Archeologica di Claterna, antico abitato romano rinvenuto tra la fine del XIX e la metà del XX secolo.


Continuiamo a risalire la Via Emilia ed il prossimo simbolo che incontreremo sarà il pallino cerchiato di Ozzano dell’Emilia, capoluogo comunale. Qui si trova anche la stazione del treno, che corre parallela alla strada romana, nonché Palazzo Galvani, dove il noto scienziato conduceva i propri esperimenti elettrici.


Tra i due pallini, appena a nord della Via Emilia, troviamo invece i triangoli pieni di due ville: quella di destra è Villa Angelica, oggi sede dell’Istituto Erboristico, mentre quella di sinistra è Villa Isolani, adibita a spazio per eventi. Sono alcune delle varie ville neoclassiche che si incontrano sul territorio comunale.


Torniamo ora al pallino cerchiato del capoluogo e scendiamo verticalmente in direzione sud, finché non troveremo un quadrato vuoto. Questa è la medievale Chiesa di Sant’Andrea, dove riposa la Badessa Lucia da Settefonti.


Da qui, scendiamo verso sud-est per individuare un triangolo pieno: è Villa Massei, altra dimora storica circondata da un affascinante parco. Direttamente ad est, troviamo un pallino pieno: è il borgo di San Pietro, alle pendici dei calanchi e quindi alle porte dell’Appennino.


Il borgo è inoltre quasi al confine con il Comune di Castel San Pietro Terme, come possiamo sentire portando le dita verso destra per individuare la linea continua. Seguiamola verso sud-ovest finché non si interrompe con un altro pallino pieno: è Settefonti, insediamento in rovina dove ancora sorge il rudere della Chiesa di Santa Maria Assunta.