Home /

Guida Appennino 2

APPENNINO BOLOGNESE - AREA 2


La mappa è una rappresentazione sintetica di una porzione di Appennino bolognese con i suoi punti di interesse, e nello specifico il territorio di cinque comuni: Zola Predosa, Monte San Pietro, Valsamoggia, Vergato e Castel D’Aiano.


Segni convenzionali


  • Le linee continue sono i confini tra i comuni; 

  • le linee tratteggiate sono Strade Provinciali;

  • i pallini pieni cerchiati sono i capoluoghi comunali;

  • i pallini pieni sono borghi e paesi;

  • i pallini vuoti tratteggiati sono musei e aree didattiche;

  • i quadratini vuoti sono chiese e santuari;

  • i triangoli pieni sono edifici storici;

  • le croci sono aree naturali;

  • i rettangoli pieni sono stazioni ferroviarie.


Prima esplorazione


Disponiamo la mappa in verticale con l’angolo tagliato in alto a destra. Nell’angolo superiore sinistro della mappa troviamo la scritta “Appennino b. 2” in nero e in braille, mentre dietro all’angolo tagliato si trova l’adesivo con il codice QR che linka a questa guida. La mappa è rappresentata col nord in alto.


Percorriamo ora la mappa con entrambe le mani dall’alto verso il basso. Troveremo una serie di simboli di varia natura, circondati da diverse linee spezzate che formano sagome irregolari; queste ultime sono i confini dei comuni, mentre i simboli sono i vari punti di interesse. Potremmo anche individuare delle linee tratteggiate, che sono le strade provinciali che attraversano il territorio.


Lungo i lati del foglio dovremmo riuscire anche ad individuare alcune altre scritte in nero ed in braille: questi sono i nomi dei singoli comuni rappresentati, e si trovano più o meno in corrispondenza dei loro territori, appena fuori dai confini.


Nell’angolo in alto a destra troveremo “Z. Pred.”, per il Comune di Zola Predosa. Più in basso, quasi a metà del margine destro del foglio, troviamo “M. S. Pietro”, per Monte San Pietro, mentre nell’angolo in basso a destra si trova la scritta “Vergato”. A metà del margine sinistro del foglio dovremmo riuscire ad individuare la scritta “Valsam.” (Valsamoggia, per esteso in braille) e, poco sotto, “C. D’Aiano” (Castel D’Aiano). Esploreremo i comuni uno per uno, partendo proprio da queste scritte.


Zola Predosa


Posizioniamoci sulla scritta “Z. Pred.” che abbiamo localizzato nell’angolo in alto a destra. Spostiamo le dita leggermente verso il basso e dovremmo già incontrare la movimentata linea continua dei confini comunali. Sul loro lato orientale dovremmo anche trovare la linea tratteggiata di una Strada Provinciale che qui si immette nel territorio comunale: è la cosiddetta “Bazzanese”. Seguiamola verso ovest.


Non appena varcati i confini comunali, a nord della linea tratteggiata troviamo un triangolo pieno. È Palazzo Albergati, capolavoro di architettura barocca che oggi ospita mostre ed eventi. Riprendiamo la linea tratteggiata e, dopo pochissimo, incontreremo il pallino cerchiato del principale abitato, la cittadina di Zola Predosa. Qui si trova anche la stazione del treno di Zola Centro, non rappresentata per chiarezza al tatto.


Dal pallino cerchiato possiamo individuare un’altra linea tratteggiata che procede verso sud: è la Provinciale “Valle del Lavino” e, seguendola, arriveremmo nel territorio comunale di Monte San Pietro. Appena incrocia la linea di confine, spostiamo le dita leggermente a sud-est per trovare una croce, a cavallo dei confini comunali meridionali di Zola: questa è la Riserva dei Gessi, dal 2023 Patrimonio UNESCO.


Torniamo ora al capoluogo, risalendo di poco la linea tratteggiata. In basso a sinistra troveremo due simboli simboli: un triangolo pieno più ad est ed un pallino vuoto tratteggiato più ad ovest, disposti lungo il lato meridionale della strada Bazzanese. Sono rispettivamente la settecentesca Villa Edvige Garagnani ed il museo di arte moderna Ca’ La Ghironda.


Ad ovest di questi simboli possiamo individuare i confini occidentali del Comune, con la strada Bazzanese che si immette nel territorio di Valsamoggia in direzione (per l’appunto) di Bazzano.


Monte San Pietro


Recuperiamo la scritta “M. S. Pietro” vicino al margine destro del foglio. Alla sua sinistra, in una lunga linea frastagliata che procede più o meno da nord a sud, troviamo l’estesa linea continua dei confini orientali del Comune.


Partendo dalla lettera “M.” in nero spostiamoci ora a nord-ovest. Dopo poco dovremmo trovare un triangolo pieno a cavallo della linea di confine: è la Conserva di Calderino, antica ghiacciaia sotterranea al servizio di un borgo.


A a sud-ovest di questo simbolo dovremmo facilmente individuare una linea tratteggiata che corre lungo ai confini comunali: è la Provinciale “Valle del Lavino”, che infatti a nord-est si ricollega con il Comune di Zola Predosa.


Da questa intersezione, seguiamo la linea continua di confine verso nord-ovest e sentiremo che, dopo poco, è interrotta da un pallino vuoto tratteggiato. È la Collezione Nigelli, dedicata a moto e clacson d’epoca.


Torniamo ora alla Provinciale e seguiamola verso sud, oltre al triangolo pieno già incontrato, e poi verso ovest, finché incontra un altro triangolo pieno, ovvero la medievale Abbazia dei Santi Fabiano e Sebastiano, che oggi non è più luogo di culto ma ospita un museo. Se portiamo le dita leggermente verso nord-ovest, incontreremo un altro triangolo: sono le suggestive rovine del Castello di Mongiorgio.


A destra di questo simbolo possiamo sentire partire una linea di confine che procede più o meno verso nord. Seguiamola di poco verso l’alto e portiamo le dita verso est, nuovamente all’interno del territorio di Monte San Pietro. Troveremo qui il pallino cerchiato dell’omonimo capoluogo comunale.


Torniamo al primo dei due triangoli, quello più a sud, se serve ripercorrendo a ritroso il percorso dal capoluogo comunale, lungo la linea di confine e poi oltre il triangolo del Castello, quello più a nord. Una volta arrivati, riprendiamo a seguire la linea tratteggiata della strada; dapprima verso sud e poi, con andamento sinuoso e irregolare, verso sud-est e sud-ovest, dove interseca la linea continua del confine con il Comune di Valsamoggia.


Fermiamoci in questo punto, abbandoniamo la Provinciale e seguiamo la linea di confine verso est. Dopo poco, sarà interrotta da un pallino vuoto tratteggiato: è l’Osservatorio astronomico “Felsina”, gestito dall’Associazione Astrofili Bolognesi.


Valsamoggia


Portiamo le dita circa a metà del lato sinistro del foglio per individuare la scritta “Valsam.”. Alla destra della scritta troviamo la linea continua dei confini occidentali di questo comune: se proviamo a seguirla, ci accorgeremo che già solo da nord a sud è abbastanza estesa, in quanto il Comune di Valsamoggia nasce dall’unione di cinque Comuni preesistenti.


Il Comune occupa gran parte dell’area centrale di questa mappa. Il modo più facile per orientarci e trovare i vari punti d’interesse è seguire le Strade Provinciali, partendo dalla Bazzanese: questa si immette nel territorio comunale da nord-est, al confine con Zola Predosa. Possiamo ritrovarne la linea tratteggiata sotto alla scritta “Z. Pred.” nell’angolo superiore destro del foglio, seguendola verso ovest mentre entra, supera il pallino cerchiato del capoluogo e, dopo poco, esce dal Comune di Zola Predosa.


Appena passato il confine, più o meno ad un terzo della larghezza del foglio venendo da sinistra, troviamo subito un rettangolino pieno che la attraversa. È la stazione del treno di Crespellano e, appena a nord-ovest, troveremo il pallino pieno dell’omonimo borgo


Continuiamo grossomodo verso ovest per trovare il pallino cerchiato del capoluogo comunale: a seguito dell’unione tra i diversi comuni, questo è oggi nella cittadina di Bazzano, dove si trova anche la stazione del treno. Se da qui portiamo le dita verso ovest, staccandoci un attimo dal tracciato della strada, troviamo un triangolo pieno di edificio storico: è la Rocca dei Bentivoglio, millenario complesso affacciato sul paese sottostante.


Torniamo al pallino cerchiato di Bazzano e riprendiamo a seguire la Provinciale, questa volta nel suo andamento zigzagante, ma complessivamente verso sud-sud-est. Non siamo più sulla Bazzanese, ma sulla SP 76, che per un tratto segue il torrente Samoggia. Dopo una piccola curva quasi ad angolo retto, la strada incontrerà la linea continua di un confine comunale: fermiamoci qua.


Appena a nord-est dell’intersezione, posto sulla linea di confine (che qui separa Valsamoggia da Monte San Pietro) troviamo il pallino pieno di un borgo. È Oliveto, antico insediamento che a lungo fu comune indipendente. Se invece ci stacchiamo dalla strada in direzione sud-ovest troveremo un quadratino vuoto, che è l’Abbazia di Santa Maria Assunta. Questo edificio in stile romanico si trova in cima al borgo fortificato di Monteveglio, a 250 metri sul livello del mare.


Lasciamo ora la Provinciale per fare un giro più ampio. Dall’Abbazia procediamo verso sud-ovest, in direzione della scritta “Valsam.” e dei confini comunali, che in questo punto tracciano una protuberanza a “becco” rivolta verso ovest. All’interno di questa conformazione dovremmo trovare un pallino pieno: è il borgo di Castello di Serravalle, quasi al confine con la provincia modenese.


Torniamo orizzontalmente verso est, attraversando uno spazio liscio, finché non ritroveremo la Provinciale, qui chiamata proprio “Valle del Samoggia”; la riprendiamo dopo alcune peripezie al di qua e al di là del confine con Monte San Pietro. Seguiamola verso sud-ovest per incontrare il pallino pieno di un altro borgo: è Savigno, noto per i prelibati tartufi del suo territorio.


La Provinciale prosegue poi tortuosamente verso sud-est, dove incontra la linea tratteggiata della SP 26 “Valle del Lavino”, proveniente da Monte San Pietro; entrambe convergono nella SP 69 che, continuando a sud-ovest, varca una linea continua ed entra nel Comune di Vergato.


Vergato


Portiamoci ora nell’angolo in basso a destra della mappa e spostiamo le dita verso l’interno finché non troviamo la scritta “Vergato”. Alla sua sinistra, quasi ad “abbracciarla”, possiamo già individuare la curva dei suoi confini sud-orientali.


Seguiamoli verso sud-ovest finché, passato un piccolo spigolo, non piegheranno più o meno verso ovest quasi parallelamente al lato inferiore del foglio. Continuiamo a seguirli nel loro giro verso nord-ovest e poi nord-est; dopo poco, li sentiremo interrotti da una croce, a segnalare un’area naturale. Ci troviamo qui alle grotte di Soprasasso, scavate in una parete di arenaria.


Torniamo ora alla scritta “Vergato” e, partendo dalla lettera “V” in nero, procediamo verso ovest e superiamo la linea continua per entrare nel territorio comunale. Dopo pochissimo dovremmo individuare un pallino cerchiato: è proprio la cittadina di Vergato, capoluogo comunale sul fiume Reno. Qui si trova anche la stazione del treno, non raffigurata per chiarezza al tatto.


Appena a nord del pallino troveremo la linea tratteggiata della Strada Provinciale 69. Seguiamola nel suo andamento sinuoso verso nord-est e presto, anche se i suoi tornanti potrebbero apparirci compatti sotto le dita, la sentiremo comunque ispessirsi. Se da questo snodo lasciamo la strada e ci spostiamo a nord-est troveremo un pallino vuoto tratteggiato: è il MuseOntani, dedicato all’artista Luigi Ontani e sito nel neomedievale Palazzo dei Capitani della Montagna.


Torniamo alla linea tratteggiata della strada e continuiamo a seguirla in direzione nord-ovest. Dopo poco, dovremmo sentire alla sua sinistra un pallino pieno: è il borgo di Cereglio, vicino ad una fonte di acqua sorgiva. Appena a sud-ovest troviamo il quadrato vuoto di un edificio sacro, la Pieve di Roffeno, edificio medievale oggi nei pressi di un caseificio.


Torniamo ancora una volta alla Provinciale e continuiamo a percorrerla verso l’alto. Sentiremo che piega a nord-est e poi incontra il pallino pieno di un borgo: ci troviamo qui a Tolè, dove si coltiva un pregiato tipo di patata. Se poi continuiamo a seguire la strada, la sentiremo incrociare la linea continua di un confine: siamo entrati nel Comune di Valsamoggia.



Castel D’Aiano


Spostiamoci ora sul lato sinistro del foglio, più o meno a un terzo partendo dal basso, per trovare la scritta “C. D’Aiano”. Appena sotto la scritta in braille possiamo trovare i confini settentrionali del comune.


Seguiamoli verso ovest e poi verso sud: li sentiremo gonfiarsi a sinistra e poi rientrare verso est, per poi scendere nuovamente verso sud. Qui, superiamoli verso est e fermiamoci non appena troviamo un quadratino vuoto. È il settecentesco Santuario della Madonna di Brasa.


Appena a nord-est del quadrato troveremo il pallino cerchiato del capoluogo comunale, Castel d’Aiano appunto. Da qui, a nord-ovest e nord-est, possiamo individuare due pallini pieni: sono i borghi rispettivamente di Villa Aiano e Rocca di Roffeno, quest’ultimo a lungo anche residenza del pittore Giorgio Morandi.


Da questi due pallini convergiamo verso nord, come a trovare la punta di un piccolo triangolo, e troveremo un pallino vuoto tratteggiato. È il Museo delle Storie dalla Linea Gotica, dedicato agli eventi della Seconda Guerra Mondiale, che hanno interessato particolarmente questi territori.


Spostando le dita appena a nord-ovest, quasi attaccato, troviamo la croce di un’area naturale: trattasi del cosiddetto Bosco delle Fate, quasi ai confini del Comune. A nord-est del pallino tratteggiato, invece, troviamo un quadratino vuoto: è l’Abbazia di Santa Lucia di Roffeno.


Appena a destra di quest’ultimo simbolo troveremo la linea continua del confine che separa Castel D’Aiano da Vergato. Seguiamola verso sud-est e, ad un certo punto, la sentiremo interrompersi in corrispondenza di una croce. Siamo qui alle Grotte di Labante, con la loro suggestiva cascata.