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Guida Appennino 5

APPENNINO BOLOGNESE - AREA 5


La mappa è una rappresentazione sintetica di una porzione di Appennino bolognese con i suoi punti di interesse, e nello specifico il territorio di cinque comuni: Casalecchio di Reno, Pianoro, Sasso Marconi, Marzabotto e Monzuno.


Segni convenzionali


  • Le linee tratteggiate sono alcuni assi viari del territorio;

  • la striscia zigrinata è la Via Emilia;

  • i pallini pieni cerchiati sono i capoluoghi comunali;

  • i pallini pieni sono borghi e paesi;

  • i pallini vuoti tratteggiati sono musei e aree didattiche;

  • i quadratini vuoti sono chiese e santuari;

  • i triangoli pieni sono edifici storici;

  • le croci sono aree naturali;

  • i rettangoli pieni sono stazioni ferroviarie.


Prima esplorazione


Disponiamo la mappa in verticale con l’angolo tagliato in alto a destra. Nell’angolo superiore sinistro della mappa troviamo la scritta “Appennino b. 5” in nero e in braille, mentre dietro all’angolo tagliato si trova l’adesivo con il codice QR che linka a questa guida.


Percorriamo ora la mappa con entrambe le mani dall’alto verso il basso. Possiamo individuare diverse linee tratteggiate che attraversano il foglio più o meno in verticale, circondate ed attraversate simboli di varia natura: le prime sono varie strade che attraversano i Comuni, mentre i simboli sono i vari punti di interesse. 


Le linee tratteggiate sono importanti assi viari del territorio; percorrendo il margine inferiore del foglio, possiamo individuarne quattro. Quella più ad ovest, che sfocia nell’angolo inferiore sinistro della mappa, è la Strada Statale 64 “Porrettana”. Poco più a destra troviamo due linee tratteggiate vicine: qualla di sinistra è l’autostrada A1, detta anche Autostrada del Sole, mentre quella di destra è la Strada Provinciale 325 “Val di Setta e Val di Bisenzio”. La quarta da sinistra, infine, è la Strada Statale 65 “della Futa”. Per semplicità, chiameremo tre di queste strade “l’autostrada”, “la Porrettana” e “la Futa”, come usa nel linguaggio parlato.


Nell’angolo in alto a destra della mappa, scendendo leggermente in basso a destra rispetto al titolo e specificamente dal numero “5” in nero, possiamo trovare una striscia zigrinata che procede in diagonale verso sud-est. Questa è la via Emilia, antica strada romana lungo la quale sono state fondate numerose città tra cui Bologna. Sul suo percorso incontriamo un pallino cerchiato: è il capoluogo comunale di San Lazzaro di Savena, Comune che abbiamo approfondito nella quarta mappa.


Dovremmo riuscire inoltre ad individuare alcune altre scritte in nero ed in braille: queste indicano i singoli comuni rappresentati, e si trovano più o meno all’altezza dei loro territori.


Poco sotto al titolo della mappa, troveremo la scritta “Casal. D. R.” (“Casal. D. Reno” in braille) per il Comune di Casalecchio di Reno; continuando a scendere, superato un tratto liscio, possiamo individuare “Sasso M.” per Sasso Marconi; in basso a sinistra rispetto a quest’ultima, superato il simbolo di un triangolo e verso il margine del foglio, “Marzab.” per Marzabotto (scritto per esteso in braille). 


Lungo il margine destro del foglio, quasi a metà, troviamo la scritta “Pian.” per Pianoro, mentre per trovare “Monz.” (Monzuno, per esteso in braille) dobbiamo andare nell’angolo inferiore destro del foglio e risalire un breve tratto di linea tratteggiata. Affronteremo i comuni uno per uno, partendo proprio da queste scritte.


La mappa è rappresentata col nord in alto.


Casalecchio di Reno


Posizioniamoci sulla scritta “Casal. D. R.” e, poco a destra della lettera “R.” in nero o appena sopra la “O” in braille, individuiamo un pallino vuoto tratteggiato. È la Casa Museo Nena, dimora storica il cui arredo è preservato e proveniente da epoche passate. 


Subito ad est troveremo il pallino cerchiato del capoluogo, la cittadina di Casalecchio di Reno. Qui si trovano anche due stazioni del treno: quella centrale, omonima, e Casalecchio Garibaldi, poco più a nord dell’abitato principale. 


Seguendo un breve tronco di linea tratteggiata a nord-est del pallino raggiungeremo inoltre la striscia zigrinata della Via Emilia; Casalecchio si trova infatti leggermente spostata verso sud rispetto a quest’asse viario.


A sud del pallino cerchiato si sviluppano le due linee tratteggiate di Porrettana (ad ovest) e Autostrada (ad est). In questo primo tratto sono molto vicine, e potremmo forse faticare a distinguerle; dovremmo però riuscire ad individuare, sul tracciato della Porrettana, un triangolo pieno. È qui il complesso della Chiusa di Casalecchio e della Casa dei Ghiacci, importante opera ingegneristica medievale ancora in funzione.


Stacchiamo le dita dal triangolo e andiamo brevemente in direzione sud-ovest per trovare un quadratino vuoto: è l’Eremo di Tizzano, edificio barocco nel cuore di una zona collinare caratterizzata dalla produzione vitivinicola. 


Ad est dell’Autostrada e poco a sud-est del pallino del capoluogo, invece, ci sono due croci di altrettante aree naturali: quella più a nord è il vasto Parco della Chiusa, mentre quello più a sud è il Lido di Casalecchio, ancora molto amato per la villeggiatura urbana in estate.


Sasso Marconi


Dalla metà del margine sinistro del foglio, recuperiamo ora la scritta “Sasso M.”. Appena a sud-est della lettera “M.” in braille possiamo già trovare il nostro primo punto di interesse: è il Santuario della Madonna del Sasso, poco lontano dalla rupe di arenaria che dà il nome al Comune. 


Ci troviamo qui nel centro cittadino, e infatti a nord-ovest, quasi attaccato, troveremo il pallino cerchiato del capoluogo comunale: Sasso Marconi, appunto. Qui si trova anche l’omonima stazione del treno, non rappresentata per evitare affollamento di simboli.


La cittadina è costruita sulla Porrettana, la cui linea tratteggiata possiamo infatti seguire verso nord partendo dal pallino. Incontreremo prima un pallino e poi un triangolo, entrambi pieni: sono rispettivamente il borgo di Colle Ameno, insediamento costruito secondo principi illuministici, e Villa Griffone, residenza dell’inventore Guglielmo Marconi. Oggi ospita il suo mausoleo nonché un museo dedicato alle telecomunicazioni.


Da qui, portiamo le dita verso est per trovare un’altra linea tratteggiata verticale quasi parallela alla Porrettana, che è l’Autostrada. Lungo al suo lato orientale, da nord a sud, dovremmo trovare qui una croce e due triangoli pieni. Affrontiamoli con ordine.


La croce è l’Oasi Naturale di San Gherardo, nata dal recupero di una ex cava; il triangolo più a nord è Palazzo de’ Rossi, affascinante complesso quattrocentesco ancora abitato; il triangolo più a sud, infine, è il Ponte di Vizzano, antico valico del fiume Reno lungo la via per la Toscana.


Se da quest’ultimo triangolo scorriamo con le dita in direzione sud-est, quasi a metà del foglio, dovremmo individuare una croce. È la Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico, antichissima formazione geologica un tempo sotto al livello del mare. Il suo punto più prominente e suggestivo è Monte Adone: ne troviamo la croce attraversando un’area liscia abbastanza lunga, scendendo quasi direttamente verso sud-sud-est partendo dalla croce del Contrafforte.


Marzabotto


Recuperiamo la scritta “Marzab.” (“Marzabotto” in braille) lungo il lato sinistro del foglio. Leggiamola bene, perché la useremo più volte come riferimento.


Cominciamo partendo dalla lettera “B.” in nero: saliamo verticalmente verso nord-nord-est e, quasi a metà strada tra la scritta di partenza e quella di Sasso Marconi, troveremo un triangolo pieno: è il Castello di Medelana, quattrocentesco edificio oggi ricostruito in stile eclettico.


Torniamo ora alla scritta e spostiamoci sulla trascrizione in braille. Sotto alla doppia “T” possiamo facilmente individuare un pallino vuoto tratteggiato: è il Sacrario e Centro di Interpretazione, dedicato alla strage nazifascista di Monte Sole e sito nella Casa della Cultura e della Memoria. 


Questo sito si trova alle porte del capoluogo comunale, il borgo di Marzabotto, il cui pallino cerchiato si trova infatti appena ad est del Sacrario. Anche qui, come a Sasso Marconi non rappresentata, troviamo l’omonima stazione del treno; e anche qui ci troviamo sulla linea tratteggiata della Porrettana.


Se la seguissimo verso sud-ovest, verso l’angolo inferiore sinistro del foglio, entreremmo nel Comune di Vergato (rappresentato in un’altra mappa); seguendola verso nord-est, invece, troveremo presto un pallino vuoto tratteggiato. È l’area archeologica di Kainua, antico insediamento etrusco. Qui si trova anche il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria”, il cui pallino tratteggiato troviamo infatti subito a destra degli scavi.


Prendiamo quest’ultimo pallino come riferimento. Andando leggermente a sud-est, attraversando un’area liscia, troveremo la croce del Parco Regionale Storico di Monte Sole; a nord-est, invece, sul lato destro della Porrettana, ci sarà un quadratino vuoto a rappresentare la romanica Pieve di San Lorenzo di Panico


Se da questo quadrato ci spostiamo a nord-est, sempre a fianco della Porrettana, troveremo un altro pallino vuoto tratteggiato: è l’ex-Cartiera di Marzabotto, vasto complesso in corso di rigenerazione, e che sarà dedicato ad eventi artistici e di varia natura.


Pianoro


A metà del margine destro della mappa ritroveremo la scritta “Pian.”. Appena a sud-ovest della lettera “P” in nero, possiamo subito individuare il pallino cerchiato dell’omonimo capoluogo comunale, dove al solito si trova anche la stazione del treno. A nord-ovest di questo pallino troviamo subito un triangolo pieno: è il Monumento ai Caduti di Pianoro Nuovo.


La città di Pianoro, infatti, è stata quasi interamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, ed è stata ricostruita qualche chilometro più a nord lungo la Statale della Futa, dove già si trovava. Possiamo individuare la linea tratteggiata della strada correre verticalmente sia a nord che a sud del pallino cerchiato.


Risaliamola per ora verso nord. Incontreremo dopo poco un quadrato vuoto: è la Parrocchia di San Bartolomeo di Musiano, recentemente restaurata al suo antico splendore. Continuando a salire, le nostre dita incontreranno poi il rettangolino pieno di una stazione ferroviaria, che è quella di Rastignano.    


Ad est del tratto di Futa tra questi due simboli, quasi a metà e sopra la scritta “Pian.” in nero, troveremo un altro quadrato vuoto: è l’Altare Mater Pacis, dedicato ai caduti di tutte le guerre e posto in cima a Monte Calvo.  


Torniamo alla stazione di Rastignano e riprendiamo a salire lungo la linea tratteggiata della Futa: arriveremo infine ad un pallino cerchiato, rappresentante la città di San Lazzaro di Savena, posto sulla striscia zigrinata della Via Emilia, da cui la Statale qui nasce.


Riprendiamo ora la Futa in direzione sud finché non torniamo al pallino cerchiato di Pianoro. A sud-est, poco sotto la scritta “Pian.” in braille e oltre la linea tratteggiata della strada, troviamo il triangolo pieno del Rifugio Pianoro Vecchia, anch’esso costruito durante la guerra.


Torniamo alla Futa e proseguiamo verso sud. Dopo un lungo tratto, le nostre dita incontreranno un pallino pieno. È il borgo di Livergnano, in cui una fila di case è costruita all’interno di una parete di roccia.


Da questo pallino, lasciamo la strada in direzione est, spostandoci orizzontalmente. Troveremo dapprima un triangolo pieno, che è il medievale Castello di Zena, posto a custodia della valle dell’omonimo torrente. 


Poco a nord-est e a sud-est di questo simbolo, come a formare i vertici di un triangolo, troviamo rispettivamente un pallino vuoto tratteggiato e un quadrato vuoto: il primo è il Museo dei Botroidi, singolari sassi di arenaria dalla forma antropomorfa, mentre il secondo è il Santuario del Monte delle Formiche. In uno strano fenomeno, infatti, ogni settembre vengono qui a morire innumerevoli formiche alate. 


Monzuno


Recuperiamo ora la scritta “Monz.” (“Monzuno” in braille) nella parte inferiore destra del foglio, se serve guidandoci con la linea tratteggiata della Futa, sulla quale è posta. Già a sinistra della lettera “M” troveremo il capoluogo comunale, ovvero il pallino cerchiato dell’omonimo insediamento.


A sud-ovest del pallino, quasi attaccato, troviamo un pallino vuoto tratteggiato: è il MARTE - Museo Arte Monzuno, allestito nei locali del municipio. A sud del museo possiamo invece individuare la croce di Monte Venere che, con la sua vetta a 965 metri, domina il territorio comunale. Ad ovest di questa croce troveremo poi un quadratino vuoto. È la Chiesa di Gabbiano, affascinante edificio neogotico nel cuore dell’omonimo borgo.


Da questo quadrato spostiamoci verso ovest, attraversando un breve tratto liscio, finché non incontreremo un triangolo pieno: è la Torre di Montorio, avamposto militare medievale, oggi adibito a dimora privata.


A sinistra del triangolo incontreremo la linea tratteggiata della Provinciale, che possiamo risalire verso nord fino ad incontrare il pallino pieno di Borgo Cattani, agglomerato di case in sasso adagiato sul fiume Setta. A nord-est di questo pallino, non proprio sulla strada ma affiancato alla sua destra, dovremmo poter individuare il pallino pieno di un altro borgo: è Polverara, incastonato nei boschi che sovrastano la valle del torrente Sambro.


Appena sopra al pallino ritroveremo la linea tratteggiata della Provinciale. Seguiamola in direzione nord-est, assecondandone l’andamento finché non troveremo il rettangolo pieno di una stazione: è Vado-Monzuno, che serve il Comune ma è sita per l’appunto nell’abitato di Vado, a fondovalle. 


Appena oltre la stazione, proseguendo per la Provinciale, incontreremo un ultimo pallino vuoto tratteggiato. È il Museo Geologico dell’Appennino, dove è possibile trovare rari campioni di roccia e fossili provenienti dal territorio.