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La mappa è una rappresentazione sintetica di una porzione di Appennino bolognese con i suoi punti di interesse, e nello specifico il territorio di quattro comuni: Gaggio Montano, Lizzano in Belvedere, Castel di Casio e Alto Reno Terme.
Le linee continue sono i confini tra i comuni;
la linea tratteggiata è la Strada Statale Porrettana;
i pallini pieni cerchiati sono i capoluoghi comunali;
i pallini pieni sono borghi e paesi;
i pallini vuoti tratteggiati sono monumenti, musei e aree didattiche;
i quadratini vuoti sono santuari ed edifici storici;
le croci sono aree naturali;
i rettangoli pieni sono stazioni ferroviarie.
Disponiamo la mappa in orizzontale con l’angolo tagliato in alto a destra. Nell’angolo superiore sinistro della mappa troviamo la scritta “Appennino b. 1” in nero e in braille, mentre dietro all’angolo tagliato si trova l’adesivo con il codice QR che linka a questa guida. La mappa è rappresentata col nord in alto.
Percorriamo ora la mappa con entrambe le mani. Troveremo una serie di simboli di varia natura, circondati da diverse linee spezzate che formano sagome irregolari; queste ultime sono i confini dei comuni, mentre i simboli sono i vari punti di interesse.
In alto a destra potremo anche individuare una linea tratteggiata che si dirige verso il centro del foglio: questa è la Strada Statale 64 “Porrettana”, che attraversa i territori di questa parte di Appennino bolognese, e che useremo come riferimento chiamandola semplicemente Porrettana da qui in avanti.
Dovremmo riuscire anche ad individuare alcune altre scritte in nero ed in braille: questi sono i nomi dei singoli comuni rappresentati, e si trovano più o meno in corrispondenza dei loro territori, appena fuori dai confini.
In basso a destra rispetto al titolo, appena sotto al numero “1” in nero, troveremo la scritta “Gaggio” per il comune di Gaggio Montano; a metà del margine sinistro del foglio potremo individuare “Lizzano” per Lizzano in Belvedere; vicino all’angolo inferiore sinistro del foglio, leggermente a destra, troveremo “Alto Reno” per Alto Reno Terme; e infine, a metà del margine destro incontreremo “Castel di Casio”. Esploreremo i comuni uno per uno, partendo proprio da queste scritte.
Posizioniamoci sulla scritta “Gaggio” in nero e in braille. Alla sua destra e anche in basso, quasi ad “avvolgerla”, troviamo la spessa linea irregolare dei confini nord-occidentali del comune.
Seguiamo il confine verso oriente: leggermente in alto a destra rispetto alla lettera “O” in nero possiamo sentire un’altra linea, leggermente più sottile, che in maniera zigzagante e spigolosa procede verso destra, prima di piegare a sud dove incontra la linea tratteggiata della Porrettana.
Qui troviamo anche un piccolo rettangolo a rilievo messo diagonalmente a “cavallo” della Statale: è la stazione di Riola. La ferrovia e la strada sono infatti qui molto ravvicinate, correndo entrambe lungo la valle del fiume Reno.
Seguiamo la Porrettana verso sud-ovest e la sentiremo correre lungo la linea continua dei confini comunali. Dopo poco, la strada piegherà a sud-est: qui abbandoniamola, e continuiamo a seguire la linea continua dei confini di Gaggio Montano, che sale leggermente a nord-ovest per poi ridiscendere con un piccolo arco e formare uno spigolo. Da qui, portiamo le dita in alto a sinistra e dovremmo trovare un ultimo tratto di confine quasi perfettamente diagonale che si ricollega con la linea più spessa, esterna, da cui eravamo partiti.
Identifichiamo ora i vari punti di interesse procedendo grossomodo da nord-est a sud-ovest. Ritroviamo il rettangolo della stazione di Riola, dove la Porrettana incrocia i confini del comune; da qui, spostiamoci leggermente in alto a sinistra e troveremo un quadratino vuoto. Questo è il Palazzo d’Affrico, alto edificio medievale che si trova nell’omonimo borgo.
Se da qui spostiamo le dita verso ovest dovremmo riuscire ad individuare due pallini pieni, uno più in alto e leggermente più a sinistra dell’altro: questo è il borgo di Pietracolora, mentre il pallino inferiore è un altro borgo, Rocca Pitigliana. Poco ad ovest di quest’ultimo pallino troveremo un quadratino vuoto: è l’Oratorio di Santa Maria Maddalena, presente da tempi antichi ma ricostruito dopo la 2° Guerra Mondiale.
Procediamo leggermente verso sud-ovest e, dopo poco, incontreremo una serie di pallini di diversa natura e leggermente sfalsati. Procediamo da quello nord-orientale per arrivare a quello posto più in basso.
Il primo pallino che incontriamo è vuoto e tratteggiato. Ci indica un monumento, e nello specifico il Monumento ai Caduti Brasiliani, sempre nella 2° Guerra Mondiale. Appena a sud-ovest troviamo il pallino pieno di un altro borgo, che è il Borgo della Guanella.
Da qui, immediatamente a sud troviamo un altro pallino vuoto tratteggiato: ci indica un altro monumento, il Faro dei Caduti della Montagna, singolare faro “di terra”. Ad ovest di questo pallino, quasi attaccato, troviamo un pallino pieno cerchiato: è qui infatti il capoluogo comunale, ovvero Gaggio Montano.
Se da qui risaliamo leggermente verso nord-ovest, troviamo infine un ultimo quadratino a ridosso dei confini comunali: è il novecentesco Santuario della Madonna degli Emigranti.
Posizioniamoci ora sulla scritta “Castel di Casio”, sul lato destro della mappa. Appena alla sua sinistra, possiamo individuare la movimentata linea dei suoi confini orientali: presenta una sorta di rigonfiamento a “goccia” verso il mezzo, ma è complessivamente identificabile verticalmente da nord a sud. A circa tre quarti dall’alto, è interrotta da una croce: si tratta del Lago di Suviana, che è infatti a cavallo dei comuni di Castel di Casio e di Camugnano (rappresentato in un’altra mappa).
Dalla croce, spostiamo le dita in basso a sinistra, all’interno del territorio comunale, e troveremo un quadratino vuoto. Questo è l’antico Oratorio di S. Ilario, piccolo edificio in pietra con alcuni singolari affreschi. Spostiamoci a nord-ovest di pochissimo per trovare un pallino pieno: è il borgo di Badi, sulle pendici dell’omonimo monte. A sud e ad ovest di questi due simboli possiamo nuovamente seguire i frastagliati confini del Comune, che qui è adiacente alla Toscana.
Torniamo adesso alla scritta “Castel di Casio” per trovare altri punti di interesse. Nello specifico, posizioniamoci sulla parola “di” in nero. Spostiamo le dita orizzontalmente verso sinistra, oltre il confine che già avevamo toccato e, vicinissimo alla linea, dovremmo riuscire a trovare il pallino vuoto tratteggiato di un monumento: è il Ponte di Castrola, suggestivo ponte a schiena d’asino sul torrente Limentra.
Da qui, spostiamoci a sud-ovest e incontreremo il pallino pieno cerchiato che rappresenta proprio l’omonimo capoluogo comunale di Castel di Casio. Appena a sud-est, quasi attaccato, si trova il pallino vuoto tratteggiato della Torre Medievale al centro del paese. I due pallini nella realtà coinciderebbero, ma sono qui rappresentati adiacenti per facilitare la lettura.
Dal pallino cerchiato del capoluogo spostiamoci a nord-ovest e troveremo tre simboli, disposti più o meno in una linea: da destra a sinistra si tratta di un quadrato vuoto e di due pallini pieni. Il primo è la medievale Pieve dei Santi Quirico e Julitta, sempre nel capoluogo comunale; il secondo e il terzo sono due borghi, rispettivamente di Marzolara-Malpasso e di Casola.
A nord e ad ovest di quest’ultimo troviamo nuovamente i confini comunali che, correndo lungo la valle del Reno, sono quasi paralleli alla Porrettana, la cui linea tratteggiata troviamo quasi a cavallo del confine.
Nello specifico, lungo i confini occidentali, la possiamo sentire attraversata da tre simboli. Da nord a sud, questi sono: due rettangolini pieni, prima della stazione di Silla e poi di quella di Porretta Terme; il pallino cerchiato del capoluogo comunale di Alto Reno Terme, Comune in cui ora ci sposteremo.
Portiamo le dita nell’angolo in basso a sinistra della mappa e ritroviamo la scritta “Alto Reno”. Spostandoci a destra rispetto alla parola “Reno”, possiamo subito incontrare la linea dei confini comunali meridionali: seguendone il profilo movimentato verso sud, est e poi nord-est arriveremo al punto in cui incrocia la Porrettana sul limitare di Castel di Casio. Verso nord-ovest, invece, proprio sopra alla lettera “N” in nero, incontra il confine di Lizzano in Belvedere, che corre grossomodo da nord-est a sud-ovest.
Presso questo confine, procedendo dal basso verso l’alto, possiamo incontrare alcuni simboli. Innanzitutto, più a sud e quasi in linea con la lettera “O” in nero, troviamo un quadratino vuoto: è il Santuario della Madonna del Faggio che, come suggerisce il nome, è immerso nel bosco.
Appena a nord-est di questo simbolo troviamo il pallino pieno di un borgo. Si tratta di Tresana, e qui siamo ad una quota di 930 metri. Saliamo verso nord, ma scendendo leggermente di quota, per trovare il pallino di un altro borgo: è l’arroccato Castelluccio.
Se da Tresana invece andiamo verso nord-ovest, sulla linea di confine tra Alto Reno e Lizzano troveremo un altro pallino: è il borgo di Monteacuto delle Alpi, che in realtà si trova nel territorio di Lizzano in Belvedere, anche se molto vicino alla linea di confine, qui tesa lungo il crinale.
Spostiamoci adesso sui confini sud-orientali del Comune, e nello specifico sul tratto diagonale che prima abbiamo percorso verso nord-est in direzione di Castel di Casio. Anche qui, quasi alla stessa altezza di Madonna del Faggio ma appena più a sud, entro i confini dovremmo trovare un altro quadratino vuoto: è sempre un Santuario, questa volta della Madonna di Calvigi, luogo di pellegrinaggio fin dal Seicento.
Saliamo di poco a nord-est e troveremo un pallino pieno: è il medievale borgo di Lustrola. Proseguendo verso nord da questo punto, incontreremo poi un gruppetto di simboli disposti a “triangolo”: un pallino vuoto tratteggiato e un quadratino vuoto alla base, e un altro pallino tratteggiato in punta.
Partiamo dal quadratino e procediamo in senso orario. Troviamo innanzitutto il Santuario della Madonna del Ponte, suggestivo edificio che si affaccia proprio sul fiume Reno. Alla sua sinistra, il pallino tratteggiato indica il Castagneto Didattico-Sperimentale di Granaglione, innovativo luogo di ricerca e divulgazione sul castagno. Infine, il pallino tratteggiato più settentrionale indica il Museo del Soul e la Casa del Basket, entrambe istituzioni culturali nel centro storico di Porretta Terme.
Appena ad est di questo pallino, infatti, ritroviamo il pallino cerchiato del capoluogo comunale, posto nell’antico borgo di Porretta: è a cavallo della Porrettana ma anche del confine con Castel di Casio, che passa lungo la valle del Reno. Poco più in alto lungo la strada, troviamo anche il rettangolino orizzontale della stazione di Porretta Terme.
Dal lato sinistro della mappa, recuperiamo ora la scritta “Lizzano”. Alla sua destra, con un movimento frastagliato da nord-est a sud-ovest, possiamo tracciare con le dita i lunghi confini occidentali del Comune, che presenta una sorta di “rigonfiamento” a nord, in basso a sinistra rispetto alla scritta “Gaggio”.
Proprio sotto a questa scritta dovremmo trovare facilmente la linea di confine che separa appunto Lizzano da Gaggio Montano, una sorta di diagonale abbastanza dritta da nord-ovest a sud-est. Arrivati nel suo punto più basso, scendiamo verso sud-ovest e poi diritti verso sud lungo il confine orientale di Lizzano, quello adiacente ad Alto Reno Terme, che abbiamo toccato poco fa. Incontreremo così nuovamente il pallino pieno del borgo di Monteacuto delle Alpi.
Ora che abbiamo individuato i confini sia orientali che occidentali, proviamo a ricongiungerli sul loro lato meridionale. Ci accorgeremo che la linea di confine rientra un po’ verso l’alto ed è interrotta da due croci più o meno sopra alla scritta “Alto” in nero.
Il simbolo più a destra indica una montagna: è il Corno alle Scale, che a 1945 metri di altezza è la cima più alta dell’Appennino bolognese. Alla sua sinistra, leggermente a nord-ovest, troviamo invece il Lago Scaffaiolo.
Se da questi simboli ci spostiamo verso nord-est, troveremo dopo poco un pallino pieno. Ci troviamo qui a Pianaccio, affascinante borgo incastonato in una gola e circondato da boschi.
Se dal Lago Scaffaiolo invece ci spostiamo leggermente a nord-est e poi verso l’alto, più o meno lungo i confini comunali, troveremo tre simboli che ora affronteremo da sud a nord. Il primo è una croce, che rappresenta le sette Cascate del Dardagna; abbiamo poi il quadratino vuoto del cinquecentesco Santuario di Madonna dell’Acero; infine, il pallino pieno del borgo di Poggiolforato, che deve il suo nome a un antico canale oggi non più esistente.
Da qui, spostiamoci verso nord-est e dopo poco incontreremo due pallini, uno pieno e uno pieno cerchiato. Il primo è l’antico borgo di Vidiciatico, oggi rinomata destinazione turistica; il secondo è il capoluogo comunale, ovvero la cittadina di Lizzano in Belvedere.